ULTIME VOLONTA’
1564 17. In quei giorni stessi
e proprio nella celletta dove aveva così parlato a
messer Bonaventura, una sera fu preso da conati di vomito,
a causa della sua malattia di stomaco. E nel violento sforzo
che fece per rigettare, mandò fuori sangue, e ciò
per tutto il corso della notte, fino al mattino.
I suoi compagni, vedendolo in procinto di morire per lo sfinimento
e i dolori della malattia, con molta angoscia e piangendo
gli dissero: «Padre, che facciamo? Dona la tua benedizione
a noi e agli altri tuoi fratelli. E lascia ai tuoi fratelli
un memoriale della tua volontà, affinché, se
il Signore ti vorrà chiamare da questo mondo, possano
sempre tenere in mente e ripetere: “Il nostro padre,
sul punto di morire, ha lasciato queste parole ai suoi fratelli
e figli!”».
Francesco disse: «Chiamatemi frate Benedetto da Piratro».
Era questi sacerdote, uomo equilibrato e santo, ascritto all'Ordine
fino dai primordi, e talvolta celebrava per Francesco in quella
stessa cella. Infatti il Santo, sebbene infermo, sempre e
volentieri, quando gli era possibile, voleva ascoltare devotamente
la Messa.
Arrivato Benedetto, gli disse Francesco: «Scrivi che
io benedico tutti i miei frati che attualmente sono nell'Ordine
e quelli che vi entreranno sino alla fine del mondo».
Era abitudine di Francesco alla fine di tutti i Capitoli,
quando i frati erano riuniti, di dare la benedizione a tutti
i presenti e agli altri che facevano parte dell'Ordine, e
benediceva altresì tutti coloro che vi sarebbero entrati
in futuro. E non solo in occasione dei Capitoli, ma molto
di frequente benediceva tutti i frati, sia quelli già
nell'Ordine, sia quanti vi sarebbero venuti in seguito.
Francesco riprese: «Siccome per lo sfinimento e le sofferenze
della malattia non posso parlare, esprimo brevemente ai miei
fratelli la mia volontà in questi tre ricordi. In memoria
della mia benedizione e della mia ultima volontà, i
frati sempre si amino e rispettino l'un l'altro; amino e rispettino
sempre la santa povertà, nostra signora; sempre siano
lealmente sottomessi ai prelati e a tutti i chierici della
santa madre Chiesa».
Era solito ammonire i frati a temere ed evitare il malesempio.
E malediceva tutti quelli che, a causa dei loro pravi e malvagi
esempi, provocavano la gente a imprecare contro l'Ordine e
i frati, anche quelli santi e pieni di bontà, che così
ne soffrivano vergogna e afflizione.